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Dal Sangiovese al Pignoletto l'Emilia-Romagna a Vinitaly
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Le novità sono i cocktail d'autore a base di Lambrusco o di Gutturni, a prova di intenditore. E poi l'uso della rete per far conoscere vini e vitigni anche ai meno esperti. E un modo per avvicinare tutti a un settore che non conosce crisi.
Un Mojito al Gutturnio? Si può. Alla sola idea di un cocktail a base vino il purista inorridisce, pensando a bevande fatte apposta per attirare adolescenti ed Erasmus. Invece, tra le novità del padiglione dell’Emilia-Romagna al Vinitaly di Verona (inaugurato ieri, prosegue fino a mercoledì), ci sono proprio i long drink preparati coi vini della regione. A dimostrare che la sfida non è utopia, il pluripremiato barman Giancarlo Mancino e i suoi cocktail d’autore made in Emilia. Non solo il Lambrusco, che col suo aroma fruttato, la bassa gradazione e le bollicine si presta con naturalezza alla preparazione di drink freschi, nello specifico a una sorprendente Sangria. Mancino sfrutta tutti i vitigni della regione, compresi i più robusti Sangiovese e Gutturnio, che sostituisce l’Angostura in un Mojito da gourmet, esaltato dallo zucchero di vaniglia. Domani il barman replica con i cocktail a base di vino bianco, protagonista il Pignoletto.
Ma, naturalmente, l’Emilia-Romagna in vetrina al Vinitaly, con 130 cantine rappresentate, non è solo questo. È una regione in cui il settore enologico è in salute e crescita. E che punta sempre di più sulla qualità, con investimenti ingenti: la Regione ha impegnato per il 2013 sette milioni di euro nel settore (nel 2009 erano appena 2,8), e il 2012 s’è

chiuso con un +35% della produzione lorda vendibile e un + 40% dei prezzi medi all’ingrosso. Ma il dato più importante è la costante crescita dell’esportazione: +15%, con il Lambrusco, sempre più trendy in Germania e Usa, che conquista la palma di vino più venduto in Italia.
Se si parla di etichette di qualità, a fare da traino è la Romagna, e le eccellenze delle sue colline. Soprattutto il Sangiovese, ormai vitigno maturo e ai livelli dei gemelli toscani. “Muovendoci in rete stiamo riuscendo a far capire che anche in Romagna si può fare qualità e non solo quantità, anche come vini da aperitivo”, sottolinea il direttore del Consorzio Vini di Romagna Filiberto Mazzanti. Nel 2013 dodici etichette della regione hanno ottenuto i Tre Bicchieri Gambero Rosso, e nove arrivano dalla Romagna. C’è l’Albana Passito Regina di Cuori Riserva 2009 della cantina Gallegati di Faenza, mentre gli altri sono tutti Sangiovese, dal Riserva 2009 de I Probi di Papiano (Modigliana di Forlì) al Superiore Ora 2011 dei vitigni di San Patrignano. “Il Sangiovese è l’80% della produzione e il prodotto principe per l’esportazione, ma la duttilità dell’Albana stupisce e incuriosisce i nuovi mercati, dal Giappone al Sudest asiatico”, continua Mazzanti. Per l’Emilia, premiati tre Lambrusco, come il Sorbara Del Fondatore 2011 e Vigna Del Cristo 2011, di Chiarli (Castelvetro) e Cavicchioli (Cavezzo); in un anno e un territorio ferito dal terremoto. “Il Lambrusco funziona sempre, nel modenese il cliente sa distinguere quello buono da quello da largo consumo – racconta Carlo Chiarli –, la sfida è fare capire che non tutti i lambruschi sono uguali anche ai consumatori occasionali”.

I colli bolognesi, infine. Il Pignoletto, ora, è il vino su cui puntare. “È in crescita esponenziale, sia in Italia che nei mercati esteri – spiega il direttore del Consorzio dei Colli Bolognesi, Giacomo Savorini -, e per proteggerne la denominazione a maggio nascerà la Docg Consorzio del Pignoletto, che riunirà tutti i consorzi della regione per tutelare il nostro vitigno autoctono”. Non si ripeterà, insomma, la storia del Tocai costretto a diventare Friulano. Nel frattempo, anche il nuovo uvaggio del Rosso Bologna decolla: ieri, il Controluce di Manaresi (Zola Predosa) è stato premiato come miglior packaging del Vinitaly 2013.

la repubblica.it - 8 aprile 2013
 
 
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