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Effetto Fornero: boom di licenziati, in regione 14.787 più del 2011
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La Cgil dell'Emilia-Romagna fa i conti con la riforma del lavoro e la modifica dell'articolo 18. Il disagio occupazionale riguarda ormai 280mila persone. In crisi anche le piccole aziende artigiane. Calano anche i lavoratori atipici.
La Cgil dell'Emilia-Romagna fa i conti con la crisi del mercato del lavoro e con gli effetti della legge Fornero e delle modifiche dell'articolo 18. Perché la riforma del lavoro ha prodotto le conseguenze che i sindacati temevano: i licenziamenti individuali per 'fondato motivo oggettivo' (per lo più si parla di ragioni economiche) sono aumentati dal 2011 al 2012 del 33%, passando in regione da 46.000 a quasi 60.000
(l'aumento dei licenziamenti individuali per questa fattispecie è stato, per la precisione, di 14.787).
"Evidentemente prima della riforma, le aziende ci pensavano due volte prima di licenziare, perché nel caso in cui fosse stata provata l'illegittimità del licenziamento era previsto il reintegro automatico", spiega Davide Dazzi, ricercatore dell'Ires, che per la Cgil ha realizzato uno studio sulla situazione dell'economia e del lavoro in Emilia-Romagna. Nel complesso, i licenziamenti individuali nel 2012 sono stati 70.000, 12.500 in più rispetto all'anno precedente, un aumento, spiega il sindacato, dovuto agli effetti delle modifiche allo statuto dei lavoratori.

Restano stabili, invece, i licenziamenti collettivi

(tra i 7.000 e gli 8.000), segno che la contrattazione è servita ad arginare le crisi aziendali. A preoccupare la Cgil, un altro dato: dei 70.000 licenziati individuali, solo 20.000 si è iscritto alle liste di mobilità. "Perché? è difficile spiegare questo dato", ammette il segretario regionale, Vincenzo Colla. Alcune ipotesi: spesso i licenziamenti avvengono in aziende piccole, dove i sindacati non sono presenti e i dipendenti non conoscono gli strumenti a loro tutela; persone che vanno ad ingrossare la folta schiera degli emiliano romagnoli in forte "disagio occupazionale": 280.000 persone in regione, il 65% dei quali senza alcun sostegno al reddito.Sul fronte opposto, sostiene il sindacato, la riforma Fornero non ha prodotto una crescita degli ingressi nel lavoro come si proponeva. Anzi, il 2012 si chiude con il saldo peggiore degli ultimi cinque anni: non si è avverata la trasformazione dei contratti a tempo determinato (solo il 10% dei nuovi assunti è tempo indeterminato), mentre sono crollati i collaboratori a progetto (-11,4% nel terzo trimestre e -9,1% nel quarto) e il lavoro intermittente (-45,2% negli ultimi tre mesi del 2012).

L'anno scorso, però, è stato anche il peggiore per le imprese: in dodici mesi sono sparite 4.500 piccole aziende artigiane, in particolare nel settore della metallurgia e del tessile-abbigliamento. In crisi anche il settore dei servizi, con i cali più accentuati nel commercio.

"La presenza di 280.000 persone in disagio occupazione rischia di essere una bolla difficile da gestire, anche da punto di vista della rappresentanza sindacale", avverte Colla, che mette l'accento su un aspetto, in particolare: "tra gli occupati c'è un incremento per coloro che sono fortemente specializzati e per i laureati: vanno in sofferenza, invece, le professionalità intermedie, che sono state il tratto di forza di questa regione.
Se va in sofferenza quest'area, c'è un rischio di tenuta della rappresentanza". Per rilanciare l'economia regionale, la Cgil guarda all'utilizzo che si deciderà di fare dei fondi europei, 1,2 miliardi di euro tra Fse e Fesr, a disposizione per i prossimi anni.
(24 luglio 2013)
la repubblica
 
 
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