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Vendite al dettaglio giù, gelate le speranze di ripresa
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Il segretario generale della Confesercenti Bussoni: Gli ultimi dati sui consumi gelano le speranze di una ripresa.
Mentre il governo concentra tutte le sue energie per trovare una soluzione sull’Imu i consumi degli italiani continuano a colare a picco. L’Istat ha reso noto che nel primo semestre del 2013 le vendite al dettaglio hanno registrato un calo di ben il 3% rispetto allo stesso periodo del 2012. Si tratta della dodicesima flessione tendenziale consecutiva. Per commentare il dato e capire in che modo possa evolvere lo scenario futuro abbiamo sentito Mauro Bussoni, segretario generale della Confesercenti.
Come avete accolto gli ultimi dati sui consumi?
“Nei mesi precedenti alcuni indicatori ci avevano spinto all’ottimismo. Le vendite di maggio erano cresciute rispetto ad aprile, il saldo sulla nascita di nuove attività commerciali era tornato positivo. I dati odierni sono stati una doccia fredda perché dimostrano che l’uscita dalla crisi non è così a portata di mano considerando anche i rischi derivanti dallo scenario internazionale”.

A cosa si riferisce?
“All’ormai imminente conflitto in Siria che inevitabilmente porterà ad un aumento del costo dei carburanti che a catena determinerà un aumento dei costi unitari dei prodotti e dei servizi. A questo si aggiunge poi l’instabilità politica italiana che pesa come una spada di Damocle”.

Il tema economico più importante dell’attuale dibattito politico è l’Imu. Quale è la vostra posizione?
“La nostra preoccupazione principale è che per eliminare l’imposta sugli immobili alla fine si rinunci a bloccare l’aumento dell’Iva. Anziché eliminare l’Imu per tutti preferiamo decisamente lasciare invariata l’imposta sui consumi”.

Negli ultimi giorni si è parlato molto anche degli effetti della Tares sui piccoli esercizi commerciali.
“E’ l’ennesima conferma, come dimostrato da numerosi indicatori, che la pressione fiscale sulle attività commerciali ha ormai raggiunto livelli molto pesanti soprattutto in ambito locale, perché i comuni hanno aumentato in modo pauroso le imposte per far quadrare i bilanci”.

A vostro parere quale sarebbe la via migliore per rilanciare i consumi e uscire dalla crisi?
“Bisognerebbe partire da una analisi efficace sul modo in cui vengono spese le risorse pubbliche per individuare e tagliare gli sprechi della pubblica amministrazione. I risparmi potrebbero essere utilizzati per ridurre l’elevato costo del lavoro che impedisce la creazione di nuova occupazione e una ripresa dei consumi”.

Perché in Italia nessun governo riesce a fare la spending review da lei invocata?
“Perché non si parte mai da una analisi seria dei costi benefici che i cittadini hanno dei singoli servizi pubblici”.

E solo un problema di studio o ci sono anche dei gruppi di potere che ostacolano questo processo?
“Diciamo che esiste un interesse a non toccare tante occupazioni non produttive”.

Molti cittadini temono che lentamente la piccola distribuzione scompaia a vantaggio dei grandi centri commerciali. E’ una preoccupazione fondata?
“Assolutamente sì e da molto tempo noi stiamo denunciando questo pericolo. Per esempio ci siamo mobilitati contro la liberalizzazione totale degli orari dei negozi che sta trasferendo quote di consumi dai piccoli ai grandi senza favorire in alcun modo la concorrenza”.

E’ un trend irreversibile?
“No ma a patto che si faccia qualcosa per favorire un modello distributivo più diversificato, con una presenza territoriale equilibrata che meglio risponde alle esigenze delle città e dei consumatori. Questo modello non è certo quello della grande distribuzione dietro la quale il più delle volte vi sono speculazioni immobiliari che non danno benefici né ai consumi, né ai servizi”.

28 agosto 2013 - tiscali.it
 
 
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