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Cesare Cremonini infiamma la sua Bologna
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Il palazzetto trasformato in uno stadio.Il re del pop trascina l'Unipol Arena puntando sull'orgoglio rossoblù.
Che essere bolognesi voglia dire avere la maglia rossoblù tatuata addosso era chiaro già dalle sciarpe targate Bfc in un'Unipol Arena, per una notte diventata "un Dall'Arino", nella definizione di Cremonini. Lui lo rende inequivocabile quando sul palco indossa la maglia numero Dieci del Bologna che porta il suo nome e attacca "Marmellata 25". Il brano più logico - per stare in tema - da dedicare a Joe Tacopina, seduto in tribuna. Perché è "da quando Baggio non gioca più" che qui non si sognava in grande, e Cremonini al presidente chiede "Joe, ridacci una domenica come si deve". Tanto per chiarire il contesto, era appena partito il coro "Tacopina portaci in Europa", col numero uno rossoblù a seguire concentrato il concerto, per poi alzarsi ad applaudire quando il cantautore sfodera una bandiera del Bfc arrivata dal parterre, e a salutare quando il palasport invoca il suo nome.
Un Dall'Arino, appunto, mai visto così pieno, stipato fino alle porte d'uscita, per accogliere Cremonini, profeta e trionfatore in patria. Oggi è lui l'uomo da battere. In un'overdose pop di hit, Cesare si conferma uno con pochi rivali nel suo campo: la crescita in scrittura e composizione è stata esponenziale, e ora in Italia, dove i più vivono di rendita da anni, pochi stanno al suo passo. Non ha la velleità di farsi chiamare rockstar, è un cantautore pop e non se ne vergogna. E perché dovrebbe?
Apertura con "Logico#1", il cui unico difetto è essere stato lanciato a suo tempo nello spot di un gelato che ne dava la fuorviante impressione dell'ennesima storia al miele per pubblicitari. E invece è tra le cose migliori uscite dal nuovo pop italiano, un testo tutt'altro che banale e una costruzione musicale raffinata. L'avesse scritto un gruppo electro-indie inglese, sarebbe in copertina su Nme e nelle line-up dei festival europei. C'è da promuovere il nuovo album e assieme raccontare una vita in cui i Lunapop sono ormai solo ricordi, pure se "50 Special", a 18 anni da quando la scrisse sui banchi di scuola, fa ancora il suo effetto. Ma "Logico" e il tour raccontano di un cantautore e un uomo maturato, che deve affrontare il diventare grande e quello che ne comporta. Nello stare costantemente sospesi tra la voglia di metter su famiglia e quella di non dire addio a spensieratezza e libertà, in sostanza ai vent'anni; s'inserisce il secondo singolo "GreyGoose", tenuto per il gran finale.

Sembra scritto da Barney Stinson, nell'anelare a una crescita sentimentale e ricadere immancabilmente nei vizi originari. Un pezzo leggero, da buttare giù come il bicchierino di vodka che gli dà il titolo. Sì, qualcuno storcerà il naso perché sono ritornelli facili buoni giusto per un sorriso. Ma con questa logica negli anni '90 avremmo dovuto fingerci intellettuali ascoltando i Neutral Milk Hotel invece che divertirci consumando "(What's the story) Morning glory?" e scappando di casa per vedere gli Oasis, come fece un diciassettenne Cremonini nel '97. Quanti film sui disoccupati di Ken Loach, quanti gruppi underground, quanti artisti concettuali dobbiamo applaudire per poterci divertire senza sentirci in colpa?

"Cantare con voi l'è tot un eter quel", assicura Cremonini mentre saluta i genitori in tribuna. Accade anche su "Io e Anna" (la stessa Anna che teneva Marco per mano, con dedica a Dalla), canzone d'amore vissuto coi piedi per terra, quello pragmatico dei 30 anni che nulla ha a che fare con quello a 16: "Se già ci apparteniamo, se già ti porto dentro, che differenza fa un appartamento in centro?". In mano a dei Modà qualsiasi avrebbe potuto essere una canzoncina rosa da romanzo Harmony, e invece Cremonini riesce a toccare le emozioni senza retorica. Certo, pezzi come "Vieni a vedere perché" a 15 anni sembravano carini,

col senno di poi ti rendi conto che erano un po' sciocchi, nonostante il karaoke del palazzetto. Ma a 15 anni guardavi "Dawson's Creek" e pensavi Joey fosse simpatica, poi capisci che nella vita reale con una così nemmeno ci berresti un caffè.

Ma, in fondo, è semplice. Si possono ascoltare trenta secondi di pubblicità per gelatai e fermarsi lì. Oppure ci si può spogliare dei pregiudizi e dare a Cesare quel che è di Cesare.

bologna.repubblica.it - 07 novembre 2014
 
 
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